il POST del PRES

#LETTHEKIDSPLAY
 

L'idea dello slogan della nuova stagione sportiva, #LETTHEKIDSPLAY (tradotto letteralmente con "lascia giocare i bambini"), nasce a seguito degli ormai sempre più frequenti episodi di cronaca che emergono da campi, palazzetti e palestre delle nostre città, che al posto di raccontare le azioni di gioco degli atleti in campo, narrano le scene di imbarazzante violenza, arroganza e naturalmente, ignoranza, degli pseudo tifosi presenti a bordo campo: negli ultimi mesi si sono susseguite, a livello nazionale, scene di violenza e aggressioni tra genitori di tifoserie diverse, casi di genitori che hanno aggredito arbitri (anche molto giovani), episodi di allenatori costretti a ritirare la propria formazione dalla gara a seguito di insulti, anche a stampo razzista, provenienti dagli spalti ed indirizzati ad un proprio giocatore...

Il minimo comune denominatore di questi episodi? Sono tutti avvenuti in contesti amatoriali e dilettantistici come quello che noi viviamo, promuoviamo e tentiamo di continuare a diffondere (e difendere). Certo, nei grandi stadi e nei campionati professionistici accadono spesso situazioni analoghe e che grazie ai media vengono immediatamente diffusi, condivisi e, fortunatamente, spesso censurati o in generale, additati come comportamenti gravemente diseducativi.

 

La ferita è aperta da anni e pare non ci sia soluzione al male, se non quello di prendere lo sport come quello che deve essere: passione, impegno, sacrificio ma soprattutto divertimento.
Il concetto di "divertimento" nello sport, e ancor più nello sport d'oratorio, come quello che viviamo noi, non deve però essere confuso con disorganizzazione, "sufficienza" o approssimazione, perché mai e a nessun livello dovrebbe essere così inteso! Lo sport porta benefici fisici, sociali ed è uno strumento educativo di grandissimo valore: lo sport che vogliamo proporre e vivere non è quello dell'ossessione, dell'obbligo, del fallimento, dell'agonismo sfrenato...

I nostri ragazzi sono qui solo per poter giocare, e noi siamo qui per questo.
E allora, #LETTHEKIDSPLAY. "


25 aprile 2019

Lo Sport in Oratorio NON è uno sport di serie B.

Vero ma difficile da far capire: definire di "serie B" un movimento sportivo che ogni weekend sposta 100 mila atleti su Milano, stona proprio tanto.

Nelle ultime settimane, girando tra i campi, ho visto vittorie e sconfitte delle nostre squadre. Qualche muso lungo, un po' di rabbia... Si scende in campo per vincere, sempre, anche nello sport in Oratorio, quindi la sconfitta fa dispiacere e lascia l'amaro in bocca. 
Quando si vince invece è sempre bello vedere i sorrisoni contagiosi dei ragazzi, piccoli o grandi che siano. 

E tra le mille espressioni di queste settimane (giuro, è tutta roba recentissima e soprattutto, vera) ho colto alcune emozioni vere che il sorriso l'hanno fatto venire a me.
Basket, un paio di settimane fa, primo canestro della stagione di G., 11 anni, arrivato a settembre: mentre correva indietro nella metà campo per difendere, ha fatto un saltello di gioia e ha guardato in alto con gli occhi lucidi dall'emozione... un gesto durato giusto un paio di secondi che mi ha davvero colpito (quando giocavo a basket ero abbastanza scarso, a dirla tutta non ricordo neanche di aver mai segnato un canestro!).
Volley, settimana scorsa, V., 7 anni, dopo mesi di battute terminate sulla rete ha mandato finalmente la palla nel campo avversario e...punto! Le compagne le sono saltate addosso per abbracciarla e qualche minuto dopo, al cambio, si è buttata sulla panchina sospirando "Finalmente ce l'ho fatta!".
Calcio, ieri pomeriggio...la partita si mette male e A., il capitano, 10 anni, viene sostituito: prima di farlo sedere in panchina il Mister lo prende sotto braccio, gli spiega qualcosa con ampi gesti, si battono un 5 e mentre l'attenzione del Mister torna sulla partita, io vedo A. sedersi in panchina a dare indicazioni ai compagni, seduti accanto a lui, mimando a fotocopia gli stessi gesti appena visti.
E infine, nel pomeriggio bellissimo di Baskin vissuto oggi, ho visto il gesto di una ragazza della squadra del Cusano, di cui però non conosco nome ed età, alzarsi dalla sua sedia a rotelle con una forza credetemi pazzesca, per cercare di segnare il tiro libero assegnatole. Non so se quel pallone sia entrato o meno perché la mia attenzione (ed il mio stupore) erano tutti per la ragazza e per quello sguardo di fatica, nell'alzarsi da sola dalla carrozzina, per fare quello che le piace...giocare. 

 

Cercavo da tempo qualcosa da scrivere sulla stagione e questa sequenza di gesti ed eventi mi ha dato finalmente lo spunto giusto. 

A volte servirebbe davvero avere sempre il cellulare in mano pronto a scattar foto, per immortalare le emozioni che questo modo di fare Sport, che solo dei pazzi definiscono "di serie B", ti può dare.


10 febbraio 2019

​É tempo di ricominciare.



Gli studenti e i lavoratori si augurano che le ferie estive possano durare per sempre…e invece, chissà come mai, le vacanze volano sempre in un batter d’occhio. Se da una parte abbiamo ancora i ricordi ancora nitidi nelle nostre menti delle ultime giornate di allenamenti, della festa conclusiva, delle finali CSI e delle attività dell’oratorio feriale, dall’altra parte il calendario indica, quasi inesorabilmente, che il mese di agosto è giunto ormai al termine e che di qui a breve ricomincerà il solito “tran tran” scolastico, lavorativo e, naturalmente, sportivo.

 

E la USSA Rozzano, c’è. Così come negli ultimi 36 anni, siamo orgogliosi di continuare ad offrire alle famiglie del nostro quartiere e del territorio le proposte di un'attività sportiva sana, organizzata, completa. Lo faremo, anche quest’anno, al meglio delle nostre possibilità e dei nostri mezzi. Crediamo fermamente nello sport come mezzo educativo, a 360°, e ci impegneremo come sempre per rendere lo sport aperto e alla portata di tutti, poichè vero mezzo di “inclusione”.

 

Una proposta sportiva è composta però anche di sforzi (fisici ed economici), impegno, fatiche. 

Negli ultimi 2 anni sono stati investite molte risorse per la sistemazione e la modernizzazione di diversi spazi destinati ai nostri atleti, in attrezzature e soprattutto, nella formazione dei nostri allenatori.

L'impegno di questi ultimi ultimi merita un encomio senza fine: sottrarre tempo alla propria vita privata e alle proprie famiglie per dedicarlo, nel pieno spirito del volontariato, alla USSA e ai nostri giovani atleti non è cosa da tutti, anzi, è un'opera veramente straordinaria! 

In un'epoca in cui ognuno si sente "tuttologo" (e quindi ovviamente anche allenatore), loro ci mettono la faccia, il tempo, la passione, l'energia che porta avanti - nonostante le fatiche - la nostra società sportiva. 

L'impegno deve però essere reciproco, anche da parte degli atleti e di voi famiglie: la pratica sportiva non è un "dopo scuola" o un semplice passatempo. Non scopriamo di certo noi quanto faccia bene e quanto sia utile fare sport, ed è altrettanto evidente quanto fare sport di gruppo, facendo parte di una squadra, aiuti a creare nuove amicizie basate su una passione comune, sviluppi il carattere, generando responsabilità nei confronti di altri compagni, o di un luogo in cui si è ospiti, ti insegni e faccia crescere una “morale sportiva” in cui bisogna dare il giusto peso alla vittoria, ma anche alla sconfitta, senza esasperare le due situazioni…a volte si vince, ma sempre, si impara. 

Fare sport, anche il fare sport alla USSA, non è quindi una cosa occasionale.

 

Una proposta sportiva è formata da collaborazione, legami, patti.

I rapporti in una società sportiva sono molteplici e articolati: società - allenatori, allenatori - atleti, atleti - atleti, genitori - allenatori, società - genitori…chi più ne ha, più ne metta. Alcuni chiarimenti sono però necessari: le dinamiche di uno spogliatoio e di un campo di gara, ad esempio, sono affare esclusivo dei ragazzi e degli allenatori. Vivere “lo spogliatoio” fa estremamente bene a tutti gli atleti, dal primo all’ultimo minuto (momento doccia compreso, quando la struttura lo consente): è lì dove nascono le amicizie, le confidenze, il vero spirito di gruppo; è lì dove si impara a ordinare il proprio abbigliamento prima e dopo l’attività, dove tutto prende il via allenamento dopo allenamento; è nello spogliatoio che ogni squadra crea una rete di rapporti veramente unica. Lo spogliatoio è quindi un luogo in cui la privacy non solo fisica, ma anche mentale degli atleti va sempre rispettata.

Impossibile non soffermarsi un istante anche sul “ruolo” dei genitori, nel contesto dell’attività sportiva organizzata. Il genitore deve per prima cosa essere il primo tifoso non del proprio figlio, ma della società e della squadra di cui il proprio figlio è membro attivo (nota bene, attivo non solo nell’oretta di partita…ricordiamoci delle ore di allenamento e del già citato spogliatoio…)! La responsabilità educativa di un genitore è grandissima ed “esclusiva” fino a quando un atleta arriva al campo e, di nuovo, non appena lo abbandona: se nel “prima”, deve essere in grado di non creare pressioni eccessive al proprio figlio, nel “dopo” deve essere coerente nel saper gioire in caso di vittoria e nel non cadere nella facile tentazione di dare “la colpa” agli altri (arbitro, avversari…allenatore…) in caso di sconfitta. I genitori devono supportare sempre e costantemente l’attività sportiva del proprio figlio, affinché capiscano che lo sport è veicolo di valori fondamentali e che la vittoria è frutto di duro lavoro e di impegno costante. 

Ecco allora che è forse il caso di ripassare alcune semplici regolette e di sfatare alcuni “falsi miti”: il compagno di squadra del proprio figlio che sbaglia “non è scarso”, l’allenatore che destina qualche minuto in più in campo ad un altro piuttosto che a tuo figlio “non ha preferenze”, l’arbitro che assegna un fallo contro tuo figlio “non è un incompetente”, l’avversario che commette un fallo “non è un criminale”: viceversa, quel compagno che ha sbagliato magari ha solo bisogno di un po’ più di supporto, l’allenatore che lavora per 6 ore a settimana con la squadra sa sicuramente meglio di chiunque altro chi e quando schierare in campo, l’arbitro è una persona come un’altra che anzichè passare il weekend al lago indossa una tuta per favorire la pratica sportiva disciplinata di tuo figlio, l’avversario non è niente altro che un bambino esattamente della stessa età di tuo figlio: può avere mai senso arrivare ad insultare una di queste figure? Io non credo proprio. 

 

Fare sport nella sportiva dell’Oratorio, infine, non è un “qualcosa di meno”, ma decisamente l’opposto. Fare sport in oratorio e fare sport all’interno del CSI non è solo una scelta sportiva, ma una vera scelta di vita con conseguenze chiare, con la quale si aderisce ad un progetto educativo-sportivo che coinvolge tutti nella promozione di uno sport che ha come fine principale la crescita serena ed armoniosa dei ragazzi. Fare sport in oratorio significa essere partecipi della medesima passione educativa verso i ragazzi che mettono anche gli educatori ed i catechisti della propria comunità, creando ponti e connessioni che abbiano sempre come destinazione finale, il bene del ragazzo. 

Lo sport come lo intendiamo noi è quindi gioco, festa, gioia di vivere. Attenzione però: l’agonismo e la competizione non sono corpi estranei ne’ a noi, ne’ al nostro modo di intendere lo sport, poichè ne sono componenti fondamentali. L’obiettivo è quindi di indirizzare l’agonismo non “contro” l’altro ma “insieme” all’altro, in una competizione leale e sincera. Il concetto non è di facile lettura ma è la chiave che distingue una società sportiva dell’oratorio, che cerca il coinvolgimento attivo di tutti con l’obiettivo di una vittoria corale, da una sportiva qualsiasi. 

 

Con queste premesse, è dunque tempo di ricominciare: lo faremo nei prossimi giorni, con la riapertura delle attività della segreteria e, finalmente, con la ripresa degli allenamenti. 

 

L’augurio, per tutti, è di riuscire a vivere una stagione sportiva ricca di entusiasmo, sano agonismo, tifo positivo, con l'augurio sincero di riuscire a scovare ogni settimana il "bello dello sport” e con la certezza che tutti in USSA sono importanti allo stesso modo, tutti sono parte di una grande famiglia, tutti contribuiscono a formare un pezzo della grande USSA Rozzano.

26 agosto 2018

​Tra lavoro e Lavoro.



Un paio di settimane fa per puro caso compare in negozio, accompagnato dalla nonna, Nicolò, uno dei nostri piccolissimi del calcio: lo riconosco, lo saluto, mi guarda e con la faccia stupita da questo incontro inatteso mi dice "ma io pensavo che il tuo lavoro era fare il presidente della USSA!". 
Ecco, se fare il presidente della USSA fosse un lavoro, sarebbe sicuramente l'impiego più bello del mondo. 
Ci sono giorni in cui passo così tante ore a preparare ed organizzare incontri ed eventi, che mi alieno così tanto dalla realtà da pensare che organizzare feste, stare in segreteria, incontrare le famiglie, girare sui campi a parlare e salutare ragazzi ed allenatori...e fare "solo" quello, al meglio delle mie possibilità e al netto dei miei limiti, sarebbe veramente bellissimo. Stancante, ma bellissimo.
Ecco che poi però torno in negozio, al mio vero impiego, e mi rendo conto allora che fare il presidente della USSA è tutto fuorché un lavoro: è passione, è gioco, è divertimento, è avere voglia di fare, di crescere, di migliorarsi.
Da pochi giorni sono passati 2 anni da quando ricopro questa carica: ho preso sulle spalle una responsabilità enorme ed un'eredità importante...35 anni di storia vanno onorati al meglio e, visto che tra meno di un anno scadrà il mio mandato, per qualcuno può anche essere già l'ora di tirare le somme di questo operato. Dal canto mio, lo faccio quotidianamente, credetemi, in quelle ore di alienazione e di pensieri, ma i suggerimenti e le critiche costruttive sono naturalmente ben accetti, e gradite.
Lunedì sera ho condiviso tutta la programmazione degli eventi dei prossimi 4 caldissimi mesi, dando il primo sguardo anche alla nuova stagione e al bellissimo progetto del nostro nuovo campo sportivo che vedremo sorgere tra qualche mese a due passi dell'oratorio, con più di 40 tra allenatori e dirigenti USSA. E okkei che io ci metto voglia, tempo e passione, ma sono loro che portano avanti la baracca...sui campi 3/4 giorni alla settimana, caldo e freddo, sole e pioggia...meriterebbero tutti un premio ed uno stipendio vero e proprio (e sfortunatamente per loro, le mie strette di mano non valgono come compenso!).
Grazie quindi a chi ha condiviso le mie pazzie di questi primi 2 anni, a chi mi supporta e sopporta, a chi crede alla USSA come realtà sportiva in cui i Nicolò, i Samuele, le Giorgia, contano più della vittoria, delle selezioni, dell'antagonismo dei mister mancati e della voglia di primeggiare. 
Grazie e avanti Tutta. Forza USSA.

14 marzo 2018

​La differenza tra me e te.



Fare sport nel CSI non è solo una scelta sportiva: è una scelta con la quale si aderisce ad un progetto educativo-sportivo che ci coinvolge tutti nella promozione di uno sport che ha come fine principale la crescita serena ed armoniosa dei ragazzi. 

Ribadisco il concetto: fare sport nel CSI è una scelta di vita, di un certo modo di agire e comportarsi, non solo una scelta di quale campionato fare.

La squadra avversaria che viene a giocare da noi non è il nemico che va fermato con ogni mezzo, sportivo o non sportivo, ma sono degli amici che vogliono giocare con noi una partita bella e corretta, combattuta con sano agonismo.

Il pubblico non è lì per sfogare le frustrazioni della settimana, ma con serenità deve fare un bel tifo per la propria squadra e non contro la squadra avversaria o contro l’arbitro.

Chi aderisce al CSI fa questa scelta e deve essere coerente con le sue scelte.

 

3 Febbraio 2018

Buon compleanno, USSA Rozzano.

Serate come questa riempiono il cuore di gioia e entrano di diritto nella storia della nostra Società Sportiva.
Grazie a chi ha partecipato e ha contribuito a rendere questa festa unica ed irripetibile.
35 anni di attività sono un traguardo importante e se ci troviamo oggi a celebrarli è naturalmente e soprattutto per merito di chi la USSA l'ha fondata, vissuta e fatta crescere: continueremo a seminare come fatto sino ad oggi per raccogliere frutti ancora più belli negli anni a venire.
Un ringraziamento a Massimo Achini per il tempo passato con noi ieri, nonostante i mille impegni, per le parole di apprezzamento che ci ha dedicato e per l'impegno quotidiano nel far crescere il mondo del CSI; a Francesco Messori, esempio meraviglioso di passione e amore incondizionato per lo sport, un ragazzo semplice con una storia unica da raccontare...una testimonianza che ha reso la nostra festa ancora più speciale; a Barbara Agogliati, all'Amministrazione Comunale, a don Roberto e don Patrizio per il sostegno quotidiano alle nostre attività, ad evidenziare l'importanza di poter fare sport in un comune bello come il nostro e soprattutto, la bellezza di farlo in un Oratorio; ad Antonio Gritti, Francesco Merlini, Piero Rotolo, Mauro Repanati e naturalmente Serafino Piras, per aver guidato e fatto crescere la USSA in questi 35 meravigliosi anni; a Milli Borio e alle sue giovani ballerine per averci deliziato con un saggio che conferma la bravura della scuola "A passo di danza", vera eccellenza rozzanese; a Valentina Victoria Ferrari per averci incantato con la sua meravigliosa voce; a Didi Mazzilli ed Enzo Polidoro per averci fatto ridere a crepapelle e per aver scelto di giocare con noi in questa serata così importante! 
Sognavo e progettavo questa festa da mesi: il risultato finale è andato oltre ogni mia aspettativa. 
Nei prossimi giorni verranno pubblicate tutte le foto ed i video della serata.
Ad inizio stagione dicevo che "chi quest'anno fa parte della USSA è veramente fortunato", ma evidentemente mi sbagliavo: perché è la USSA ad essere fortunata ad avere avuto, oggi come ieri, atleti e collaboratori speciali che vogliono continuamente cercare il bello dello sport, divertendosi e crescendo insieme. Per me è prima di tutto un grande piacere, oltre che un grande onore.
Grazie, forza USSA sempre!

17 dicembre 2017

Un'emozione così grande, in un gesto così semplice.

Settembre è stato un mese caldissimo e veramente frenetico: segreteria sempre aperta, iscrizione ai campionati, ordini continui di materiale sportivo, mille telefonate, gli ultimi ritocchi e giri sui campi per verificare che sia tutto in ordine e che le attività siano partite con il piede giusto.

Tra un impegno e l'altro siamo già operativi da un mese e questo weekend sono iniziate le prime gare dei campionati invernali...la partita che inizia è un po' il culmine di tutto il lavoro svolto nel mese di settembre.

Inizia poi un "anno zero" per tante squadre di nuova formazione o che si cimentano in un campionato diverso da quello disputato l'anno scorso: sono teso io, figuriamoci gli allenatori ed i nostri ragazzi che scendono in campo!

Ma alla fine la preoccupazione di "un gruppo nuovo", di "giocare un campionato contro avversari dell'annata più grande", del "chissà come se la cavano sul campo diverso"...resta veramente fine a se stessa: i gruppi diventano squadre, il mister nuovo e magari un po' burbero sembra presto più bravo di Mourinho e la fatica dell'allenamento diventa gioia quando si indossa la maglia per la partita...ed è allora che tutte le ansie e le preoccupazioni, svaniscono. 
Domenica i nostri piccoli della squadra di calcio Under 12 sono entrati in campo mano nella mano ai grandi della nostra Prima Squadra Open. Un gesto semplice e apparentemente banale, che vediamo ogni settimana sui campi di Serie A, ma ricco di significato: tra il capitano di una e dell'altra squadra ci sono più di 10 anni di differenza, eppure corrono sullo stesso campo, giocano nella stessa società, vestono gli stessi colori e rincorrono lo stesso pallone. Chissà se altre società sportive hanno mai avuto la stessa idea e se i nostri campioni, piccoli o grandi, si sono emozionati mentre svolgevano questo "rituale", accompagnati dagli applausi del pubblico presente sugli spalti.  La sensazione, intanto, è quella di aver avvicinato due generazioni diverse, di aver abbattuto un muro, di aver fatto qualcosa di grande in un gesto così piccolo che verrà sicuramente proposto ancora nei prossimi mesi. E se poi ad essere emozionati non erano i giocatori, ci ho pensato io per loro...e che bello vedere tutta la squadra abbracciarsi dopo il primo gol... 

Buona stagione sportiva a tutti, quindi. Con l'augurio sincero di riuscire a scovare ogni settimana il "bello dello sport" e di emozionarsi con i gesti più semplici dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze in campo, come quello di una mano stretta all'altra, mentre si avanza verso il centro del campo.

2 ottobre 2017

La fortuna di essere Noi.

 

Il periodo di apertura della segreteria per le iscrizioni di vecchi e nuovi atleti può considerarsi a tutti gli effetti un momento di ritrovo e di scambio di opinioni: nel grande via vai di genitori, allenatori e ragazzi, la segreteria diventa veramente il centro della “pre-season”, e in questo crocevia di incontri si scambiano tante voci, tante opinioni, tanti racconti...un po' come, insomma, se la segreteria si trasformasse in un confessionale!

E in questi primi giorni di iscrizioni una voce su tutte mi ha colpito...sentita da più persone, in momenti e giorni diversi… “Menomale che ci siete voi!”. E il sentirselo dire da più persone fa veramente piacere, anzi, fa veramente “bene”: ti fa capire che la strada è quella giusta, che la proposta è valida, sana e sincera. 

Non abbiamo la presunzione, e averla sarebbe un errore, di essere i più bravi e belli rispetto a chi ci circonda, così come sarebbe sbagliato nascondere che, per tanti ragazzi nuovi che ogni anno arrivano in USSA, un'altra parte ci lascia, per mille motivi che spesso esulano comunque da nostre “colpe”.

Noi siamo i più semplici, siamo “la Società del quartiere”, siamo sempre noi da ormai 35 anni.

Sappiamo di lavorare con persone, ragazzi e ragazze, e non con “numeri”…

Sappiamo di avere una responsabilità enorme, mese dopo mese e anno dopo anno, sia nei confronti di chi sceglie di giocare con noi che nei confronti di chi la USSA l’ha creata, vissuta e fatta crescere.

Tutti in USSA sono importanti allo stesso modo, tutti sono parte di una grande famiglia, senza distinzione di sport o età: tutti contribuiscono a formare un pezzo della grande USSA Rozzano.

E sapere di essere il punto di riferimento per tante famiglie è un risultato veramente enorme.

Una vera fortuna, quella di essere Noi. 

7 settembre 2017

Pronti, partenza, via!​



Che ci crediate o meno, che lo vogliate o no...le ferie stanno proprio per finire! 

Sembra passata una vita dall'ultima campanella dell'anno scolastico, eppure settembre è dietro l'angolo e ricomincerà presto la solita routine per tutti: genitori, lavoratori, studenti e atleti. E quindi il "sudare" sotto l'ombrellone, diventerà presto il "sudare" su un campo d'allenamento...meglio? peggio? Sicuramente, tanto più faticoso quanto più bello.

La nuova Stagione Sportiva è alle porte e siamo pronti per avventurarci insieme a tutti voi in questa nuova, ennesima ed entusiasmante avventura. C'è tanta voglia di iniziare e di vedere, ancora, i campi pieni di ragazzi, le tribune che si animano per il tifo e di vivere l'emozione di un punto segnato o di un gol realizzato.

Ancora, e insieme.

Vi aspettiamo: pronti, partenza...via!

29 agosto 2017

​Finalmente il Sito!



Siamo finalmente online anche con il nostro nuovissimo (e bellissimo) sito internet.

Sino ad ora, i Social Network sono stati il nostro unico e più diretto contatto per commentare e vivere con voi la vita in USSA... La pagina Facebook, che raccoglie settimanalmente decine di "Likes", pur restando la piattaforma più diffusa ed utilizzata non ricopre in pieno la funzione istituzionale di un sito Web: questa "mancanza" è stata finalmente colmata e quindi, eccoci online! Il nuovo sito verrà costantemente aggiornato con le ultime notizie, tutte le informazioni riguardanti la Società e si riempirà presto di tutti i ricordi delle stagioni sportive che vivremo insieme. 

Ci vediamo presto...e ora, finalmente, anche online!

 

9 agosto 2017

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